Feb 05

puntasecca

La puntasecca é una tecnica calcografica con procedimento diretto, si avvale dell'utilizzo di una punta di metallo affilata che viene usata dall'incisore come se fosse una matita, graffiando la lastra con più o meno forza.

Erano di rame le lastre usate dai primi incisori nel XV secolo. Oggi, oltre al rame, si adoperano più frequentemente lastre di zinco, ma anche ferro, ottone, alluminio, o altro, dello spessore di circa mm. 1-1,5.

Dopo aver tagliato la lastra nel formato desiderato, La superficie viene resa riflettente, grazie ad una levigatura graduale, con carta abrasiva trattenuta da un cuneo di legno, con movimenti della mano circolari e/o perpendicolari, per evitare che si formino delle linee che in fase di stampa saranno visibili. (Questo vale naturalmente per le superfici in metallo, mentre per la sperimentazione quali: plexiglass o semplice plastica dura,ecc., sarà l'artista a decidere, conferendo a l'opera caratteristiche del materiale utilizzato).

Quindi si procederà a levigare man mano con grana sempre più sottile e petrolio bianco. Quando la lastra sarà sufficientemente lucida si passa alla fase di pulitura, procedimento eseguito con un panno bianco di cotone e polvere di magnesio.

A questo punto la lastra si presenta pressocché a specchio e completamente priva di solchi involontari o offuscamenti.

Dopo questa fase comune a molte delle tecniche calcografiche, si passa al disegno, procedendo per accostamenti di linee piu o meno profonde.

Il solco che si crea avrà delle "barbe" di metallo, visibili anche ad occhio nudo che si sollevano durante la fase di incisione e che non vengono tolte.

Si passa all'inchiostratura mettendo la lastra di metallo sopra un piano riscaldato o su un fornelletto. Con una racla (spatola) di plastica morbida si distribuisce l'inchiostro calcografico, reso particolarmente fluido dal calore. Si procede con la pulitura dall'inchiostro in eccesso. Tutta la superficie della lastra, senza togliere I'inchiostro dai segni incisi, viene pulita tramite delle garze, fogli di carta velina e in certi casi anche il palmo della mano. A seconda del risultato che si vuole ottenere, si possono lasciare zone leggermente velate o insistere maggiormente a pulirne altre. La lastra così inchiostrata verrà posta sul piano del torchio, facendo attenzione alla posizione in cui viene messa. Sopra la lastra verrà appoggiato un foglio di carta. Le carte usate in calcografia, per adattarsi al tipo di stampa (e cioè per riuscire, sotto pressione, a raccogliere I'inchiostro dentro segni anche sottilissimi), sono spesso fabbricate a mano foglio per foglio (le più pregiate) da stracci di cotone di prima scelta. Devono contenere pochissima colla, ma devono essere nello stesso tempo molto resistenti per reggere senza strappi alla pressione del torchio. Un tipo di carta molto utilizzato è la cosiddetta "rosaspina" che può avere diversi toni di bianco e puo essere filigranata. Le dimensioni del foglio sono decise dallo stampatore.

La carta precedentemente messa a bagno in modo da farne gonfiare le fibre, così da raccogliere meglio l'inchiostro dall'incavo dei segni é fatto sgocciolare nello sgocciolatoio fra fogli di giornali vecchi.

Il foglio viene posizionato sopra la lastra, sul piano del torchio, viene coperto da un feltro per ammorbidirne la pressione e viene fatto passare con uno slittamento veloce e continuo attraverso i rulli del torchio. Il foglio così pressato sulla lastra, tratterrà l'inchiostro presente nelle barbe, dando al segno una morbidezza che rende la puntasecca particolarmente riconoscibile. Ogni opera stampata viene firmata e numerata (numeratore e denominatore) a mano dall'incisore, a matita, e su ogni foglio secondo la dichiarazioe del Comité National de la Gravure a Parigi del 1937. La tiratura deve essere sempre limitata così come le prove di stampa e d'autore. Terminata la tiratura la matrice viene biffata (sfregiata) allo scopo di impedire altre tirature.

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